sabato 17 settembre 2016

Castello d'ombre, capitolo II

Ormai, si sa, nell'Italia appena liberata sono tornati al vertice quelli di prima. Nessun dubbio: i potenti, che sicuramente hanno circuito e ucciso la giovane povera e indifesa, cercheranno di insabbiare l'inchiesta. Le sarte prendono all'unanimità una decisione rivoluzionaria: si trasformeranno in investigatrici. La loro fonte di informazioni? I tarocchi della signora Rosita.


Diavolo. Era stato necessario prendere atto del salto di qualità. Ormai la conversazione non poteva vertere più su uno sfaccendato, a suo dire marittimo, che seguendo un'ereditiera sale e scende di continuo scale estranee senza alcun percepibile scopo. C'era di mezzo un morto, anzi una morta E che morta. Milena Fittipaldi, una ragazza molto bella, la vera e propria star delle bagnanti del Nuovo Lido, lo stabilimento dell'élite. Di umile origine, aveva finito chissà come per trovarsi in quel nido di vipere dove non c'è nessun rispetto per la morale e il denaro la fa da padrone. L'avevano usata e poi uccisa, non c'erano dubbi. E ora, com'è uso nella buona società, si preparavano a mettere tutto a tacere. Si capisce pertanto la necessità, subito avvertita dalle donne, di opporsi al maledetto andazzo, che si riaffacciava prepotente dopo le tante speranze suscitate dalla Liberazione. Mettere da parte ago e filo per trasformarsi in investigatrici? E sia, se si tratta una volta tanto di difendere la giustizia! C'era un problema: come avrebbe reagito il signor Ermete, il marito di Rosita, che manifestava una crescente insofferenza per i chiacchiericci della sue clienti? Alto, prestante – era stato atleta in gioventù – era fra i quaranta e i cinquanta. Aveva sognato di diventare violinista di fila e ora si ritrovava fra nastri e bottoni, in una merceria. Uno strano naso rosso si stagliava sul viso ben modellato di colore bruno. Non c'è neppure bisogno di dire quanto facesse quel mestiere di controvoglia. Uomo poco pratico, ogni tanto inforcava l'ippogrifo per cercare di raggiungere suoi mondi lontani.
Intuendo quale sarebbe stato il nuovo oggetto di conversazione, pensò che sarebbe stato opportuno scongiurare la nuova deriva:
- Sono ben altri i problemi! - cercò di dire.
- Lo sappiamo, oh, lo sappiamo – la bustaia ritenne di potere e dovere tenergli testa.
- La guerra è finita da poco e i pescecani comandano di nuovo, come se non fosse successo niente!
- Uno è addirittura il proprietario del Nuovo Lido, dove proprio Milena... - la moglie del fornaio cercò di nascondere l'imbarazzo. Temeva, e non a torto, che la sua battuta potesse essere sfruttata, per i ben noti scopi politici, dalla bustaia. Che non perse l'occasione per intervenire:
- Dove ha preso al suo servizio un bel numero di repubblichini.
Di lei si sapeva che era dirigente della sezione del partito socialista, strettamente alleato dei comunisti.
Il signor Ermete posò la scatola di gros grain che teneva in mano. Sembrava davvero arrabbiato, non tollerava la faziosità:
-      Ma perché, quelli che comandano nei paesi dell'est non sono, specialmente fra gli scienziati e la gente dei servizi segreti, gli stessi di prima, che hanno scelto di mettersi al servizio di una nuova dittatura? E da noi i signori antifascisti non si attribuiscono falsi meriti di resistenza al fascismo, e non si apprestano a costituire un nuovo gruppo di potere mafioso?
L'attivista del partito di sinistra non capì o cercò di girare la frase a suo favore:
-      Dice bene. In Italia comandano di nuovo gli ex gerarchi e lo scopo è chiaro. La libertà che abbiamo appena conquistato non deve trasformarsi in giustizia sociale!
La discussione rischiava di degenerare.
-      Il signor Poldo ha appena svoltato l'angolo e sta per venire qui!
La frase della Bruna riportò tutti all'attualità. Cioè a un altro mistero su cui nella merceria si discuteva da tempo immemorabile.

-      E c'è anche la signora Evelina con lui. Allora il cofano è solo e chiunque può impossessarsene. Madonna della Guardia, proteggici dalle disgrazie!

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