giovedì 13 ottobre 2016

Castello d'ombre, capitolo III

III


Si infittiscono i misteri: come può un torsolo insulso ed inespressivo far innamorare di sé una bella polacca? E' evidente che c'è qualcosa sotto, lo capirebbe chiunque. E poi: come è giunto, un magico scrigno, nell'oscurità di un vicolo della vecchia Genova? Senza contare che c'è anche di mezzo la misteriosa brillante promozione alla maturità di un giovane che, per sua stessa confessione, non aveva mai aperto un libro.


In realtà la storia dei poteri miracolosi di questo cofano, a quanto si diceva una specie di cassaforte arrugginita custodita nelle cantine della pasticceria gestita dal signor Poldo e dalla moglie Evelina, era nell'aria da tempo. Com'era nata? In un modo, secondo la particolare logica della merceria, molto semplice. La pollivendola, signora Bartolomea, comunemente chiamata Vittoria, aveva un giorno osservato quasi per caso come fosse poco credibile che il figlio della coppia, Giunio, un vero e proprio torsolo amorfo incapace quasi di spiccicare parola, avesse fatto innamorare di sé la bellissima Stella, strappandola ai milieux intellettuali e galanti della sua Varsavia e inducendola perfino a venire ad abitare nelle oscurità di vico Gesù, dove aveva sede la pasticceria. No, non era normale, c'era di mezzo qualcosa, l'avrebbe capito qualunque persona appena fornita degli elementari lumi della ragione. Un mistero, ecco. Basta pensarci appena un po'. Lui parla a stento il dialetto dell'appennino tosco-emiliano. Lei, oltre il polacco, l'inglese e il russo. Lui è basso, brutto, apatico, con gli occhi da pesce. Lei, alta, slanciata, con due fascinosi occhi slavi. Giunio si era trovato per caso sulle rive della Vistola, dove era finito credendo di aver preso il treno per Acqui Terme. Lei vede quella specie di pacco postale sbiadito e senza forma, e che fa? Si gira dall'altra parte, anzi, non lo vede nemmeno, direte voi. Neanche per sogno. Lascia tutto e lo segue. Può succedere, ma solo in seguito a una fattura o a un filtro d'amore. Un giorno, la signora Evelina, trovandosi di fronte a un banco di pesce di Sottoripa s'era lasciata sfuggire una frase sibillina: “Tutto viene dal mare, ma non si può chiedere tutto al mare”, frase che, secondo la Poggi, quella che era stata abbandonata da tre amanti o mariti o compagni uno dietro l'altro, non era certo indirizzata al pescivendolo né era stata certo buttata lì per caso. Suo marito poi, il quasi analfabeta signor Poldo, secondo la D'Arcangeli, una che era amica della Poggi e non faceva certo onore al nome che portava, nel consegnare alcuni bigné alla crema avrebbe mormorato o canticchiato “Scrigni incantati nelle profondità del mar”, parole che non risultavano essere contenute in alcuna delle canzoni trasmesse dalla radio. In seguito, lo stesso pasticciere era stato notato mentre osservava con eccessivo interesse le casseforti esposte nel negozio della Lips Vago. Alla domanda: “Pensa di comprarne una, signor Poldo?”, avrebbe risposto sibillinamente: “Son belle, ma son più belle quelle bagnate dalle onde”.
Dunque, il segreto di Giunio era una cassaforte venuta dal mare. Si dirà: ma che relazione potevano aver avuto col mare due vecchietti sepolti giorno e notte, fra creme e torroni, in un bugigattolo che, oltre che con le rive del Tirreno, non aveva alcun contatto con la luce del sole?
Come erano giunti in possesso del magico scrigno? Si era scoperto che il nonno del signor Poldo, pur essendo un montanaro di origine friulana sarebbe stato, forse ai tempi della naja, e per breve periodo, diciamo anche per sbaglio, un navigante. Certo, non le linee transoceaniche Più modestamente la linea Piombino – Isola d' Elba. Qualcuno potrebbe obiettare: non è certo in quella zona che possono giacere quegli antichi galeoni distrutti dalle tempeste che di solito custodiscono i forzieri. Verissimo. Però, a parte il fatto che non si possono porre limiti alla provvidenza, quanti libri sono stati scritti sulla potenza delle correnti! Breve, il nonno del futuro pasticciere, dopo una bevuta della sua amata grappa, com'è come non è, era caduto dal ponte della nave. Là, in un metro scarso di acqua, si era trovato fra le mani il cofanetto, che era probabilmente appartenuto a un negromante, come con un po' di fantasia aveva suggerito Elsa, la modista di via Giordano Bruno.
Qualcuno – tipo il signor Ermete – avrebbe potuto dire che si trattava di cervellotiche interpretazioni, che era tutta una fantasia senza senso. Ma non si era a suo tempo autorevolmente sostenuto che un oggetto pesante come un aeroplano mai e poi mai avrebbe potuto alzarsi in volo?
C'era poi un altro fatto, che tagliava la testa al toro. L'altro figlio della signora Evelina, Franceschino, aveva ottenuto brillantemente il diploma presso il severissimo istituto nautico senza avere – lo ammetteva lui stesso –non diciamo sfogliato, ma neppure aperto un libro. Infine: la cognata, la signora Clara, non era forse uscita dalla cantina del negozietto, lei che non nuotava certo nell'oro, anzi era scritta nei libri di debito di tutti i panettieri e pizzicagnoli della zona, improvvisamente con una pelliccia di visone?
Lupi in fabula, le donne si trovarono a un tratto di fronte i due pasticcieri. Erano arrivati silenziosamente, proprio come chi non vuol farsi notare, dunque custodisce un segreto.
-      Sono venuta per cercare un cucirino, diciamo sul marrone.
Il marito mostrò un pezzo di stoffa.
- Ha saputo di quella povera ragazza? - chiese chissà perché con tono provocatorio la pollivendola.
La donnetta quasi si coprì gli occhi:
- Sa, io non mi interesso di niente. Il mio Franceschino deve partire fra poco a bordo di una petroliera...
- Ma come, c'è gente che naviga da anni, è disoccupata, e lui ha già trovato l'imbarco?
La frase della Bruna richiamò tutte alla realtà. Sì, quella madonnina impagliata – non per niente era di Siena – nascondeva un segreto, anzi lo utilizzava.

-      Chissà – forse lo sapeva soltanto la bustaia – se anche questo rientrava, a otto anni dalla Liberazione, nel riemergere dei privilegi, della persistente, rinnovata ingiustizia sociale.

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