venerdì 18 novembre 2016

Diario del Galileo

Come annunciato, ecco il link per acquistare "Diario del Galileo", riedizione in formato digitale dell'opera del 2002.

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Sinossi:
"Nel "Diario del Galileo" la drammatica vicenda del Maestro di Nazaret si rispecchia nell'occhio incantato del suo compagno di strada, il ragazzo che, "rivestito soltanto di un lenzuolo, [...] fuggì via nudo" (Marco, 45, 52). Proprio nello sguardo di Mordechai, il piccolo orfano relegato nell'ombra, si fondono e trovano significato la fede incerta e dubbiosa dei seguaci, lo slancio generoso dei ragazzi, l'amore indomito delle donne, l'interrogarsi stupito e scandaloso dei diversi. Gli unici in grado di accettare e forse di squarciare il mistero di quella vita e di quella morte."

Con una prefazione di Geno Pampaloni.

giovedì 13 ottobre 2016

Castello d'ombre, capitolo III

III


Si infittiscono i misteri: come può un torsolo insulso ed inespressivo far innamorare di sé una bella polacca? E' evidente che c'è qualcosa sotto, lo capirebbe chiunque. E poi: come è giunto, un magico scrigno, nell'oscurità di un vicolo della vecchia Genova? Senza contare che c'è anche di mezzo la misteriosa brillante promozione alla maturità di un giovane che, per sua stessa confessione, non aveva mai aperto un libro.


In realtà la storia dei poteri miracolosi di questo cofano, a quanto si diceva una specie di cassaforte arrugginita custodita nelle cantine della pasticceria gestita dal signor Poldo e dalla moglie Evelina, era nell'aria da tempo. Com'era nata? In un modo, secondo la particolare logica della merceria, molto semplice. La pollivendola, signora Bartolomea, comunemente chiamata Vittoria, aveva un giorno osservato quasi per caso come fosse poco credibile che il figlio della coppia, Giunio, un vero e proprio torsolo amorfo incapace quasi di spiccicare parola, avesse fatto innamorare di sé la bellissima Stella, strappandola ai milieux intellettuali e galanti della sua Varsavia e inducendola perfino a venire ad abitare nelle oscurità di vico Gesù, dove aveva sede la pasticceria. No, non era normale, c'era di mezzo qualcosa, l'avrebbe capito qualunque persona appena fornita degli elementari lumi della ragione. Un mistero, ecco. Basta pensarci appena un po'. Lui parla a stento il dialetto dell'appennino tosco-emiliano. Lei, oltre il polacco, l'inglese e il russo. Lui è basso, brutto, apatico, con gli occhi da pesce. Lei, alta, slanciata, con due fascinosi occhi slavi. Giunio si era trovato per caso sulle rive della Vistola, dove era finito credendo di aver preso il treno per Acqui Terme. Lei vede quella specie di pacco postale sbiadito e senza forma, e che fa? Si gira dall'altra parte, anzi, non lo vede nemmeno, direte voi. Neanche per sogno. Lascia tutto e lo segue. Può succedere, ma solo in seguito a una fattura o a un filtro d'amore. Un giorno, la signora Evelina, trovandosi di fronte a un banco di pesce di Sottoripa s'era lasciata sfuggire una frase sibillina: “Tutto viene dal mare, ma non si può chiedere tutto al mare”, frase che, secondo la Poggi, quella che era stata abbandonata da tre amanti o mariti o compagni uno dietro l'altro, non era certo indirizzata al pescivendolo né era stata certo buttata lì per caso. Suo marito poi, il quasi analfabeta signor Poldo, secondo la D'Arcangeli, una che era amica della Poggi e non faceva certo onore al nome che portava, nel consegnare alcuni bigné alla crema avrebbe mormorato o canticchiato “Scrigni incantati nelle profondità del mar”, parole che non risultavano essere contenute in alcuna delle canzoni trasmesse dalla radio. In seguito, lo stesso pasticciere era stato notato mentre osservava con eccessivo interesse le casseforti esposte nel negozio della Lips Vago. Alla domanda: “Pensa di comprarne una, signor Poldo?”, avrebbe risposto sibillinamente: “Son belle, ma son più belle quelle bagnate dalle onde”.
Dunque, il segreto di Giunio era una cassaforte venuta dal mare. Si dirà: ma che relazione potevano aver avuto col mare due vecchietti sepolti giorno e notte, fra creme e torroni, in un bugigattolo che, oltre che con le rive del Tirreno, non aveva alcun contatto con la luce del sole?
Come erano giunti in possesso del magico scrigno? Si era scoperto che il nonno del signor Poldo, pur essendo un montanaro di origine friulana sarebbe stato, forse ai tempi della naja, e per breve periodo, diciamo anche per sbaglio, un navigante. Certo, non le linee transoceaniche Più modestamente la linea Piombino – Isola d' Elba. Qualcuno potrebbe obiettare: non è certo in quella zona che possono giacere quegli antichi galeoni distrutti dalle tempeste che di solito custodiscono i forzieri. Verissimo. Però, a parte il fatto che non si possono porre limiti alla provvidenza, quanti libri sono stati scritti sulla potenza delle correnti! Breve, il nonno del futuro pasticciere, dopo una bevuta della sua amata grappa, com'è come non è, era caduto dal ponte della nave. Là, in un metro scarso di acqua, si era trovato fra le mani il cofanetto, che era probabilmente appartenuto a un negromante, come con un po' di fantasia aveva suggerito Elsa, la modista di via Giordano Bruno.
Qualcuno – tipo il signor Ermete – avrebbe potuto dire che si trattava di cervellotiche interpretazioni, che era tutta una fantasia senza senso. Ma non si era a suo tempo autorevolmente sostenuto che un oggetto pesante come un aeroplano mai e poi mai avrebbe potuto alzarsi in volo?
C'era poi un altro fatto, che tagliava la testa al toro. L'altro figlio della signora Evelina, Franceschino, aveva ottenuto brillantemente il diploma presso il severissimo istituto nautico senza avere – lo ammetteva lui stesso –non diciamo sfogliato, ma neppure aperto un libro. Infine: la cognata, la signora Clara, non era forse uscita dalla cantina del negozietto, lei che non nuotava certo nell'oro, anzi era scritta nei libri di debito di tutti i panettieri e pizzicagnoli della zona, improvvisamente con una pelliccia di visone?
Lupi in fabula, le donne si trovarono a un tratto di fronte i due pasticcieri. Erano arrivati silenziosamente, proprio come chi non vuol farsi notare, dunque custodisce un segreto.
-      Sono venuta per cercare un cucirino, diciamo sul marrone.
Il marito mostrò un pezzo di stoffa.
- Ha saputo di quella povera ragazza? - chiese chissà perché con tono provocatorio la pollivendola.
La donnetta quasi si coprì gli occhi:
- Sa, io non mi interesso di niente. Il mio Franceschino deve partire fra poco a bordo di una petroliera...
- Ma come, c'è gente che naviga da anni, è disoccupata, e lui ha già trovato l'imbarco?
La frase della Bruna richiamò tutte alla realtà. Sì, quella madonnina impagliata – non per niente era di Siena – nascondeva un segreto, anzi lo utilizzava.

-      Chissà – forse lo sapeva soltanto la bustaia – se anche questo rientrava, a otto anni dalla Liberazione, nel riemergere dei privilegi, della persistente, rinnovata ingiustizia sociale.

sabato 17 settembre 2016

Castello d'ombre, capitolo II

Ormai, si sa, nell'Italia appena liberata sono tornati al vertice quelli di prima. Nessun dubbio: i potenti, che sicuramente hanno circuito e ucciso la giovane povera e indifesa, cercheranno di insabbiare l'inchiesta. Le sarte prendono all'unanimità una decisione rivoluzionaria: si trasformeranno in investigatrici. La loro fonte di informazioni? I tarocchi della signora Rosita.


Diavolo. Era stato necessario prendere atto del salto di qualità. Ormai la conversazione non poteva vertere più su uno sfaccendato, a suo dire marittimo, che seguendo un'ereditiera sale e scende di continuo scale estranee senza alcun percepibile scopo. C'era di mezzo un morto, anzi una morta E che morta. Milena Fittipaldi, una ragazza molto bella, la vera e propria star delle bagnanti del Nuovo Lido, lo stabilimento dell'élite. Di umile origine, aveva finito chissà come per trovarsi in quel nido di vipere dove non c'è nessun rispetto per la morale e il denaro la fa da padrone. L'avevano usata e poi uccisa, non c'erano dubbi. E ora, com'è uso nella buona società, si preparavano a mettere tutto a tacere. Si capisce pertanto la necessità, subito avvertita dalle donne, di opporsi al maledetto andazzo, che si riaffacciava prepotente dopo le tante speranze suscitate dalla Liberazione. Mettere da parte ago e filo per trasformarsi in investigatrici? E sia, se si tratta una volta tanto di difendere la giustizia! C'era un problema: come avrebbe reagito il signor Ermete, il marito di Rosita, che manifestava una crescente insofferenza per i chiacchiericci della sue clienti? Alto, prestante – era stato atleta in gioventù – era fra i quaranta e i cinquanta. Aveva sognato di diventare violinista di fila e ora si ritrovava fra nastri e bottoni, in una merceria. Uno strano naso rosso si stagliava sul viso ben modellato di colore bruno. Non c'è neppure bisogno di dire quanto facesse quel mestiere di controvoglia. Uomo poco pratico, ogni tanto inforcava l'ippogrifo per cercare di raggiungere suoi mondi lontani.
Intuendo quale sarebbe stato il nuovo oggetto di conversazione, pensò che sarebbe stato opportuno scongiurare la nuova deriva:
- Sono ben altri i problemi! - cercò di dire.
- Lo sappiamo, oh, lo sappiamo – la bustaia ritenne di potere e dovere tenergli testa.
- La guerra è finita da poco e i pescecani comandano di nuovo, come se non fosse successo niente!
- Uno è addirittura il proprietario del Nuovo Lido, dove proprio Milena... - la moglie del fornaio cercò di nascondere l'imbarazzo. Temeva, e non a torto, che la sua battuta potesse essere sfruttata, per i ben noti scopi politici, dalla bustaia. Che non perse l'occasione per intervenire:
- Dove ha preso al suo servizio un bel numero di repubblichini.
Di lei si sapeva che era dirigente della sezione del partito socialista, strettamente alleato dei comunisti.
Il signor Ermete posò la scatola di gros grain che teneva in mano. Sembrava davvero arrabbiato, non tollerava la faziosità:
-      Ma perché, quelli che comandano nei paesi dell'est non sono, specialmente fra gli scienziati e la gente dei servizi segreti, gli stessi di prima, che hanno scelto di mettersi al servizio di una nuova dittatura? E da noi i signori antifascisti non si attribuiscono falsi meriti di resistenza al fascismo, e non si apprestano a costituire un nuovo gruppo di potere mafioso?
L'attivista del partito di sinistra non capì o cercò di girare la frase a suo favore:
-      Dice bene. In Italia comandano di nuovo gli ex gerarchi e lo scopo è chiaro. La libertà che abbiamo appena conquistato non deve trasformarsi in giustizia sociale!
La discussione rischiava di degenerare.
-      Il signor Poldo ha appena svoltato l'angolo e sta per venire qui!
La frase della Bruna riportò tutti all'attualità. Cioè a un altro mistero su cui nella merceria si discuteva da tempo immemorabile.

-      E c'è anche la signora Evelina con lui. Allora il cofano è solo e chiunque può impossessarsene. Madonna della Guardia, proteggici dalle disgrazie!

sabato 10 settembre 2016

Dal nuovo romanzo inedito "Castello d'ombre".
Ogni settimana un nuovo capitolo!


I



Dove fa la sua apparizione un marittimo, che prima insegue una ricca ereditiera per le scale e poi, quando l'ha raggiunta, le rivolge strane parole continuando da solo a salire scale che non portano in nessun luogo. La merceria e le sarte alla corte della signora Rosita. I tarocchi e una bambina costretta a studiare fra tradimenti, gelosie, donne cattive e ammaliatrici sempre in agguato. Sullo sfondo però di una tragedia, questa volta vera: la misteriosa morte di Milena, la bella fra le belle.


A te, straniero, Corso Torino può sembrare una delle tante strade accoglienti delle città italiane, in questo caso di Genova. E' ampia, ombreggiata da alti platani e, in fondo ad essa, si intravede il mare. Eppure, non è un posto come gli altri, o, almeno, non lo è sempre stato. Vedrai presto perché.

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-  “Ho visto le tempeste dei mari del sud”. Così le ha detto.
-  E poi cosa ha aggiunto?
-  Niente. Ha continuato a salire le scale, come se non l'avesse vista.
La signora Bruna, sarta specializzata in taglie particolarmente forti, non sembrava capacitarsi del fatto. - Ma come? - proseguì – la segue per almeno un chilometro, entra con lei dentro il portone, passa con lei da un pianerottolo all'altro, la raggiunge finalmente, e quando sarebbe il momento di spiegarsi, di dire qualcosa....
-  “Permette, signorina, mi chiamo Tal dei Tali...”- cercò di suggerire la bustaia.
-  Le dice quella strana frase. Poi la sorpassa e continua a salire.
-  Come se non l'avesse vista!
-  Proprio così.
-  Forse doveva correre più su, a casa.
-  Ma lui non abita mica là. I due piani di sopra sono disabitati da tempo.
La frase cadde in un silenzio profondo. Era una di quelle situazioni che richiedono approfondimento, meditazione.
La piccola moglie dell'odontotecnico cercò di puntualizzare:
-  Vediamo. Lei, la signorina Bozzo abita al quinto piano. Un giovanotto le va dietro, la raggiunge, le dice una frase senza senso. Lei fa l'indifferente e cammina più in fretta. Lui finalmente la raggiunge, e cosa fa?
Già, cosa fa? - le donne erano comprensibilmente perplesse.
-  Continua ad andare su. Per andare dove, poi, se in quel palazzo non conosce nessuno, se nessuno lo aspetta!
-  Prima o poi sarà ridisceso.
-  Bella scoperta! Ma perché allora....
Le sarte si guardarono incerte. In situazioni come queste solo le carte possono dare una risposta.
La signora Rosita sciolse il mazzo di malavoglia:
-  Ci sono le scale, la ragazza, un navigante. – mormorò dopo un rapido esame.
Dunque lo strano inseguitore era un marinaio.
-  Lui l'ama, ma è timido, vuole e non vuole, abituato com'è ai silenzi del mare – la moglie del fornaio si sforzava di far rientrare l'avvenimento nell'ordine delle cose.
Non sembrava però – malgrado fosse accanita lettrice di romanzi d'amore e di avventura – troppo convinta dell'interpretazione, ai suoi occhi troppo banalmente psicologica. Bisognava incalzare i tarocchi. La merciaia aveva intanto scoperchiato altri arcani. Esitava.
-  Cosa vedi, cosa vede?
-  Mah, il numero diciotto, la luna. C'è un mistero nelle profondità del mare....
-  Come il mare? È la luna!
-  Ma sì, ma sì. Però, diavolo, vedi, c’è lacqua. C’è scritto luna ma è il mare.
Gli abissi ispiravano poco le donne, ferme allo strano incontro dell'atletico marinaio con la finta ritrosa. Rosita sollevò un'altra carta. Che fosse la volta buona ?
-  Ecco il sole. Splende – breve pausa – su un cimitero.
Le sarte si guardarono deluse:
-  Su un cimitero!
La merciaia ormai era in ballo. Continuò come in trance:
-       Dove un morto prega per...
-       Un morto che prega! - il ben noto materialismo della bustaia conferì alla sua voce un tono aggressivo.
All'inquietante emergere della metafisica non poteva non opporsi il buonsenso della pollivendola, la signora Vittoria:
-  Un pezzo di giovanotto e una, che bella non sarà, ma ha due o tre appartamenti in corso Italia, che danno sul mare...
Sembrava proprio che dall'impasse non ci fosse via d'uscita.
-  E intanto il sole splende sulle tombe – la Girani espresse bene la perplessità generale.
Anche la signora Rosita, che coi tarocchi aveva una lunga confidenza, sembrava una volta tanto non orientarsi.
La fornaia era in preda al tormento:
-  Le stava vicino, dopo tutto quell'inseguimento. Lei non si sarebbe certo girata dall'altra parte. Bastava...
-  E invece: “Ho visto le tempeste dei mari del sud”. E poi, chi si è visto, si è visto!
-  Cose dell'altro mondo – la bustaia, nell'esprimere la sua protesta, lasciò cadere sul bancone invaso dai cucirini la guaina infiocchettata che teneva in mano.
-  Oh, la bambina si è spaventata. Povera cara, ti si è rovesciato il pentolino?

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In realtà la bambina, bambina per modo dire dal momento che aveva già superato i dodici anni, aveva avuto un sobbalzo. Nel retrobottega, a meno di due metri di distanza, stava facendo, come si usa dire, un bisognino nel piccolo contenitore che serviva anche ai genitori e il cui contenuto veniva subito versato nel vecchio lavello di marmo. Era cresciuta lì. In quel negozietto dove, appena dietro il bancone – se ne vedevano solo i capelli biondi – trascorreva l'intero pomeriggio facendo i compiti per l'indomani. Per lei, le lotte di Cesare contro Pompeo si fondevano con le vicende che appassionavano le sarte: amori folgoranti, ma più spesso strani e impossibili, spesso andati in fumo per gelosie, maldicenze o addirittura malefici. Le regole della grammatica si intrecciavano con storie di astute amanti, che circuivano apparentemente irreprensibili direttori didattici, in un vortice di sospetti, di attese deluse, di promesse mendaci naturalmente non mantenute, di strane speranze, di onnipresenti tradimenti... E tuttavia era la prima della classe, predisposta “per studi classici di livello superiore”, assicuravano gli insegnanti.

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Come si sarà capito, la madre, signora Rosita, non era soltanto una merciaia, ma la confidente di un minuscolo mondo di sarte. Fra una spagnoletta di filo e l'altra, sollevando i tarocchi di cui dava una ben personale interpretazione non fondata su alcuno studio della materia, rispondeva quotidianamente alle ansie delle clienti. In quel momento suo figlio entrò improvvisamente nel negozio. Sventolava la prima pagina di un giornale:
- Leggi. La tua cliente di una volta, sì, la bella ragazza del Nuovo Lido, quella che...
Le donne avevano afferrato al volo di che si trattava. Quante ipotesi si erano intrecciate su lei e i suoi amanti!

- Sì, mamma, proprio Milena. L'hanno ritrovata finalmente. Sui bordi di una piscina. Morta.